Un giardino di memoria e stagioni.
Il paesaggio cambia, l’armonia resta.
Rododendri, ortensie, camelie,

siepi e alberi d’alto fusto raccontano il parco.

Il parco cambia con le stagioni, senza smarrire la propria armonia.

Dal cortile del Palazzo, attraverso un portone verde, si entra in un giardino che sorprende fin dal primo sguardo.

Porta rossa con iscrizione “An open door and a greeting hand” nel cortile del Castello di Bagnolo

Ad accogliere il visitatore
è l’imponente albero dei tulipani,
 il grande Liriodendron tulipifera, presenza scenica e familiare insieme, una soglia vegetale fra la corte
e il parco.

Entrando si rimane colpiti da una visione fatta di ombre, luci, colori, prati verdissimi e alberi altissimi.

Un giardino storico fra ordine e sentimento

Il Parco storico del Palazzo nasce da un impianto seicentesco, concepito secondo il gusto formale del tempo, con geometrie di siepi ordinate e percorsi disegnati con rigore.

Il disegno del parco fu poi rielaborato secondo la moda del periodo romantico, intorno al 1820, allora in voga nelle corti europee.

Da questa doppia anima nasce il suo carattere particolare: da un lato il rigore del disegno “all’italiana”, dall’altro una dimensione più evocativa, fatta di scorci ombrosi, aperture improvvise, sentieri e piccoli luoghi appartati.

Vista aerea del parco del Castello di Bagnolo coperto di neve in inverno
Palazzo del Castello di Bagnolo con loggia ad arcate e prato del parco storico
Scala in pietra tra colonne ricoperte di edera nel parco del Castello Malingri
Porta di edificio storico ricoperta di edera nel parco del Castello di Bagnolo

Due ettari di alberi, prati e percorsi

Il Parco è delimitato da mura in pietra ed è attraversato da sentieri e viali che collegano i due grandi prati, le zone d’ombra e le collezioni di arbusti fioriti; a monte, il confine è tracciato da un mormorante ruscello.

La presenza arborea è importante soprattutto per dimensione e portamento: convivono qui conifere e latifoglie, con esemplari che raggiungono oltre i 40 metri di altezza, fra Pinus nigra, Cedrus deodara, Taxus baccata, metasequoie, faggi, querce, libocedri e criptomerie.

Attraversando il parco si scopre una composizione armoniosa, con una fisionomia forte, stratificata nel tempo, che unisce la memoria a una sensibilità paesaggistica e botanica coltivata con continuità di generazione in generazione.

Il disegno antico: siepi, gallerie e prospettive

Fra gli elementi più identitari del Parco vi è il suo disegno vegetale antico.

Le siepi di bosso, carpino e tasso segnano ancora oggi il ritmo dei confini e delle direttrici interne, mantenendo leggibile la struttura. In particolare, le gallerie di carpino sono i segni forti di questa architettura verde. L’allea dei carpini, dalla cappella gentilizia di Ognissanti, conduce a una torre appartenente probabilmente alla fortificazione del Castello, creando una lunga prospettiva. Insieme ai due chilometri di siepi, l’allea restituisce il disegno del giardino seicentesco.

Acqua, ombra e piccoli luoghi di meraviglia

Al centro del prato verso valle si trova la vasca ellittica in pietra nota come “fontana dell’uomo verde”, nome che rimanda a una memoria favolosa ormai perduta. 
Qui l’acqua accoglie piccoli pesci, tritoni e ninfee e costituisce uno dei punti più delicati del percorso. 
Il rio Mondarello segna la parte più ombrosa del parco. 
Il suono continuo dell’acqua che scorre tra la vegetazione fitta, l’odore delle foglie bagnate, la sensazione di fresco e la luce che si attenua definiscono uno spazio misterioso, separato, non formale.

Le cosiddette “Tampe dei cervi”, dove nell’Ottocento si tenevano animali come cervi e daini, il ponte in pietra, la torretta detta “Casa del bau”, luogo di meditazione, le pietre delle sedute e le piazzette sottolineano invece il carattere romantico del giardino.

Il parco nelle stagioni

Una delle qualità più affascinanti del parco è il modo in cui muta nel corso dell’anno.

Accanto ai grandi alberi e al tracciato delle siepi, le collezioni di arbusti fioriti accompagnano il passaggio delle stagioni con una successione di forme e colori.

Camelie, rododendri, azalee, ortensie e bambù costruiscono un racconto che si rinnova continuamente.

Le fioriture primaverili trovano il loro culmine tra marzo e maggio; poi, quando molti altri arbusti hanno ormai concluso la loro stagione, entrano in scena le ortensie, soprattutto nelle tonalità dell’azzurro e del blu, favorite dalla composizione minerale del terreno.

È anche per questa ricchezza botanica e paesaggistica che il parco fa parte del circuito Grandi Giardini Italiani.

Le collezioni botaniche

Gli alberi d’alto fusto, le siepi di bosso, di carpino e di tasso, e gli arbusti da fiore compongono un giardino in cui la varietà botanica fa parte di un progetto.

Fra le presenze più amate vi sono le camelie, i grandi rododendri ottocenteschi, le azalee, che in primavera creano masse di colore, e le ortensie, protagoniste dell’estate.

Affreschi e cappelle: il parco come luogo di memoria

Della trasformazione del “Castello Piano” in “Palazzo” si vedono oggi tracce preziose di decorazione pittorica.

Sulla facciata sud si osservano affreschi rinascimentali di grande interesse, mentre nel seminterrato si trova la cappella di San Sebastiano: testimonianze capaci di restituire il carattere di difesa, residenza e fede che il Palazzo ha avuto nei secoli.

Sulla facciata sud del Palazzo si conservano importanti testimonianze pittoriche di età rinascimentale, riportate alla luce nel 1994 grazie al restauro condotto dal prof. Antonio Rava. La facciata è difesa da guerrieri in armatura da parata dipinti con la tecnica en grisaille, una pittura giocata sui toni del grigio che simula l’effetto plastico della scultura. Queste figure, collocate accanto alle finestre, venivano chiamate “lanzichenecchi”: un riferimento alle celebri truppe mercenarie del Cinquecento.

Sempre sulla facciata sud si conserva una dolcissima Madonna con Bambino, in una cornice di gusto ancora gotico, attribuita a Jacopino Longo, allievo di Macrino d’Alba, intorno al 1530.

Una fascia di elegante decorazione, con curiosi medaglioni simbolici, segna il passaggio fra i livelli dell’edificio e testimonia anche la preesistenza di un ultimo piano oggi non più esistente.

Affresco di San Sebastiano trafitto dalle frecce nel castello
Affresco raffigurante un lanzichenecco armato di alabarda nel castello

La cappella di San Sebastiano si trova nel seminterrato della facciata est del Palazzo. Doveva essere un piccolo edificio facente parte dell’antico borgo di Bagnolo, demolito in parte in epoca seicentesca contemporaneamente alla realizzazione del giardino e della facciata est. La creazione del giardino modificò infatti il livello del terreno, costituito da terra di riporto rispetto al declivio naturale.

Dell’edificio originario si conserva l’abside, rimasta inglobata nella manica nuova del Palazzo.

All’interno è rappresentata la Passione di Cristo, eseguita nella seconda metà del Quattrocento e attribuita a quello che gli storici dell’arte hanno chiamato “Maestro del Villar”, per alcuni identificabile con Giovanni Canavesio e la sua bottega. La cappella, a pianta rettangolare, era un tempo interamente affrescata, dal pavimento fino al soffitto a volta. Nella parte più bassa si sviluppava una decorazione con lo stemma della famiglia Malingri di Bagnolo. È ancora visibile il drappeggio rosso orlato di ermellino, segno di appartenenza comitale, che conferisce all’insieme un forte carattere rappresentativo.

Nonostante le perdite e le trasformazioni subite nel tempo, il ciclo conserva ancora numerose scene leggibili, che restituiscono la forza narrativa originaria. Il racconto della Passione si sviluppava in dodici riquadri; oggi se ne riconoscono alcuni di grande intensità. Sulla parete sinistra si distinguono l’Ultima Cena, la Cattura di Cristo, l’Orazione nell’Orto e la Lavanda dei Piedi. Sulla parete destra compaiono invece la Salita al Calvario, Cristo davanti a Caifa, la Flagellazione, Pilato che si lava le mani, la Crocifissione e la Deposizione.

Sul muro di testa, al centro, si vede San Sebastiano, cui la cappella è dedicata, affiancato da figure di santi: una figura che legge un libro e un giovane armato di spada. Nel riquadro a destra compaiono San Bernardino da Siena e Santa Chiara, che rappresentano i miracoli dell’Eucarestia. Nella lunetta superiore si intravedono tracce di una Deposizione.

Particolarmente interessante è la scritta “B Berna(rdus)”, visibile sopra il giovane armato di spada: si riferisce al Beato Bernardo di Baden, venerato a Moncalieri dopo la sua morte nel 1458 e promosso dalla devozione favorita dalla duchessa Jolanda di Savoia. Proprio questa figura contribuisce alla datazione degli affreschi.

Nonostante le perdite e le trasformazioni subite nel tempo, il ciclo conserva ancora numerose scene leggibili, che restituiscono la forza narrativa originaria dell’insieme. Il racconto della Passione si sviluppava in dodici riquadri; oggi se ne riconoscono diversi brani di grande intensità. Sulla parete sinistra si distinguono: l’Ultima Cena, la Cattura di Cristo, l’Orazione nell’Orto e la Lavanda dei Piedi. Sulla parete destra compaiono invece Cristo davanti a Caifa, la Flagellazione, Pilato che si lava le mani, la Salita al Calvario, la Crocifissione e la Deposizione. Sul muro di testa, al centro, si trova San Sebastiano, cui la cappella è dedicata, affiancato da figure prive di aureola: un uomo leggente un libro e un giovane armato di spada. A destra compaiono San Bernardino da Siena e Santa Chiara; nella lunetta superiore si leggono i resti di uno stemma ormai non più identificabile e, più a destra, tracce di una probabile Deposizione nel Sepolcro. Particolarmente interessante è la scritta “B Berna(rdus)”, visibile sopra il giovane armato: potrebbe riferirsi al Beato Bernardo di Baden, venerato a Moncalieri dopo la sua morte nel 1458 e promosso dalla devozione della duchessa Jolanda. Un dettaglio che arricchisce ulteriormente il valore storico e iconografico del ciclo.
Dettaglio di affresco con il Cireneo che sostiene la croce nella Salita al Calvario nella cappella di San Sebastiano del Castello di Bagnolo
Affresco della Lavanda dei Piedi con Cristo inginocchiato davanti a un apostolo nella cappella di San Sebastiano del Castello di Bagnolo
Dettaglio di affresco con figura afferrata per i capelli e altri personaggi in una scena concitata della cappella di San Sebastiano
Questo dettaglio appartiene al ciclo pittorico della Passione conservato nella cappella di San Sebastiano. Le figure femminili chine dal dolore testimoniano la forza narrativa ed espressiva degli affreschi quattrocenteschi attribuiti al Maestro del Villar.
Affresco di San Sebastiano trafitto dalle frecce nella cappella di San Sebastiano del Castello di Bagnolo

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