Intorno al Castello di Bagnolo, il paesaggio non fa soltanto da cornice: è parte della sua storia, del suo lavoro e della sua identità.
La proprietà conserva le caratteristiche della sua origine di feudo medievale. La sua storia non è fatta soltanto di pietra, architettura e memorie familiari, ma anche di terra coltivata, di acque governate, di vigneti, campi, prati, boschi e attività che nei secoli hanno dato forma alla vita della tenuta.
Gli edifici rurali, il paesaggio agricolo-boschivo, le acque e le pietre restituiscono ancora oggi il senso di un luogo che ha mantenuto vivo il proprio legame con la terra. In ogni periodo dell’anno si percepisce l’equilibrio tra natura coltivata e spontaneità del paesaggio.
Attorno al Castello, il paesaggio storico della proprietà accompagna e completa l’esperienza del luogo. Il parco, con i suoi alberi, le aperture prospettiche e il ritmo delle stagioni, non è soltanto uno spazio da osservare: è una presenza che dialoga con l’architettura e restituisce al Castello il suo respiro più naturale.
Un bianco che nasce da un vitigno raro, il Blanc Vert, di origine savoiarda. Un vino particolarmente identitario.
Arbi era il nome del grande contenitore in legno di castagno con cui i buoi trasportavano le uve dai vigneti alla cantina.
Un rosso ottenuto da un assemblaggio di sette vitigni rari e autoctoni, coltivati in un vigneto ben esposto e ventilato, a circa 400 metri di altitudine.
È un vino originale, in cui la miscela di uve diverse conferisce complessità aromatica ed equilibrio tra acidità e tannicità: Chatus, Nebbiulìn, Freisa grossa, Neiretta, Avanà, Pelassa e Bonardina.
7 Set è un vino dal colore rosso violaceo, di pronta beva, da consumarsi giovane, ma capace anche di affinarsi in cantina per molti anni. Si distingue per i complessi sentori di piccoli frutti rossi, per il profumo fruttato, giovane e armonico, con delicate note floreali, ed è corposo e sapido al gusto.
Si accompagna bene a molti piatti ed è particolarmente adatto alla cucina del territorio.
Oggi il vigneto e la vinificazione sono seguiti da Hilario Isola, figlio di Aimaro e Consolata d’Isola.
La fotografia lo ritrae tra i filari del vigneto, in un momento giocoso, con due grappoli d’uva accostati al volto. Ne emerge una personalità creativa e libera, in sintonia con il carattere del suo lavoro tra arte e vino. Una sensibilità che si riflette anche nel modo di guardare, coltivare e interpretare questa terra.
Se a Bagnolo la terra si racconta attraverso i pendii, le vigne e il rapporto storico tra acqua e collina, la vocazione agricola della famiglia continua anche in un altro paesaggio, profondamente diverso.
La coltivazione del riso appartiene infatti a l’Azienda Agricola La Briona, e non alla tenuta del castello.
È importante dirlo con chiarezza, perché questo capitolo non descrive un’attività agricola svolta a Bagnolo, ma un’altra espressione dello stesso legame con la terra: una terra d’acqua, di campi ordinati, di cicli lenti e di lavoro paziente.












