C’è un castello che si racconta anche così:
attraverso i pendii, l’acqua, le vigne e
il ritmo antico di una proprietà che continua a vivere nel paesaggio.

La Tenuta

Intorno al Castello di Bagnolo, il paesaggio non fa soltanto da cornice: è parte della sua storia, del suo lavoro e della sua identità.

La proprietà conserva le caratteristiche della sua origine di feudo medievale. La sua storia non è fatta soltanto di pietra, architettura e memorie familiari, ma anche di terra coltivata, di acque governate, di vigneti, campi, prati, boschi e attività che nei secoli hanno dato forma alla vita della tenuta.

Gli edifici rurali, il paesaggio agricolo-boschivo, le acque e le pietre restituiscono ancora oggi il senso di un luogo che ha mantenuto vivo il proprio legame con la terra. In ogni periodo dell’anno si percepisce l’equilibrio tra natura coltivata e spontaneità del paesaggio.

Un paesaggio che accompagna il castello

Attorno al Castello, il paesaggio storico della proprietà accompagna e completa l’esperienza del luogo. Il parco, con i suoi alberi, le aperture prospettiche e il ritmo delle stagioni, non è soltanto uno spazio da osservare: è una presenza che dialoga con l’architettura e restituisce al Castello il suo respiro più naturale.

Acqua, terra e lavoro

Per secoli, la terra del Castello ha vissuto anche grazie alle sue acque. L’acqua ha sostenuto le coltivazioni e ha contribuito a modellare un sistema di irrigazione e di attività produttive legate alla proprietà.

Canali, prese d’acqua, pozzi e strutture di servizio raccontano ancora oggi un rapporto antico e molto concreto con il territorio: un equilibrio costruito nel tempo, in cui la natura veniva accompagnata, orientata e resa generativa.

I mulini e gli opifici del feudo appartengono a questa storia: testimonianze di un paesaggio che non era soltanto da abitare, ma anche da far vivere e lavorare ogni giorno.

Il vigneto e i vini del castello

Tra le espressioni più vive della vocazione agricola della tenuta, il vigneto occupa un posto speciale. Sui pendii esposti al sole, la coltivazione della vite continua a raccontare un rapporto antico con la terra, fatto di cura, pazienza, osservazione e rinnovamento.

Il vino nasce da questa continuità fra paesaggio, storia e lavoro agricolo. È un prodotto originale, sia per la qualità delle viti, sia per la coltivazione consapevole dei vigneti, sia per il trattamento della vinificazione.

ARBI

Un bianco che nasce da un vitigno raro, il Blanc Vert, di origine savoiarda. Un vino particolarmente identitario.

Arbi era il nome del grande contenitore in legno di castagno con cui i buoi trasportavano le uve dai vigneti alla cantina.

La fermentazione avviene con lieviti naturali, a temperature comprese tra 22 e 26 gradi, con macerazione sulle bucce, da cui deriva il suo colore ambrato con riflessi aranciati.

I frequenti bâtonnage accompagnano l’evoluzione del vino, mentre una leggera filtrazione viene eseguita prima dell’imbottigliamento.

Le caratteristiche del vitigno e la posizione del vigneto esaltano note e profumi inediti, che donano corpo e gradazione sostenuti e rendono questo vino adatto anche all’affinamento in bottiglia.

Al palato è vigoroso, con note di lampone, ribes e rosa canina.

Si può degustare come aperitivo, a tavola oppure come vino da meditazione. Si accompagna bene anche a formaggi e piatti di pesce.

7 SET

Un rosso ottenuto da un assemblaggio di sette vitigni rari e autoctoni, coltivati in un vigneto ben esposto e ventilato, a circa 400 metri di altitudine. 
È un vino originale, in cui la miscela di uve diverse conferisce complessità aromatica ed equilibrio tra acidità e tannicità: ChatusNebbiulìn, Freisa grossa, Neiretta, Avanà, Pelassa e Bonardina.

7 Set è un vino dal colore rosso violaceo, di pronta beva, da consumarsi giovane, ma capace anche di affinarsi in cantina per molti anni. Si distingue per i complessi sentori di piccoli frutti rossi, per il profumo fruttato, giovane e armonico, con delicate note floreali, ed è corposo e sapido al gusto.

Si accompagna bene a molti piatti ed è particolarmente adatto alla cucina del territorio.

Hilario Isola

Fotografia di Hilario Isola realizzata tra i filari del vigneto. Lo scatto lo ritrae in un momento giocoso, con due grappoli d’uva appoggiati al volto come una barba improvvisata. L’immagine comunica una presenza libera, creativa e autentica, in sintonia con il paesaggio agricolo e con il carattere personale del suo lavoro tra arte e vino.

Oggi il vigneto e la vinificazione sono seguiti da Hilario Isola, figlio di Aimaro e Consolata d’Isola.

La fotografia lo ritrae tra i filari del vigneto, in un momento giocoso, con due grappoli d’uva accostati al volto. Ne emerge una personalità creativa e libera, in sintonia con il carattere del suo lavoro tra arte e vino. Una sensibilità che si riflette anche nel modo di guardare, coltivare e interpretare questa terra.

Un’altra terra: il riso

Se a Bagnolo la terra si racconta attraverso i pendii, le vigne e il rapporto storico tra acqua e collina, la vocazione agricola della famiglia continua anche in un altro paesaggio, profondamente diverso.

La coltivazione del riso appartiene infatti a l’Azienda Agricola La Briona, e non alla tenuta del castello.
È importante dirlo con chiarezza, perché questo capitolo non descrive un’attività agricola svolta a Bagnolo, ma un’altra espressione dello stesso legame con la terra: una terra d’acqua, di campi ordinati, di cicli lenti e di lavoro paziente.

Grandi Giardini Italiani
Welcoming Estates
European Landowners' Organization (ELO)
Booking.com
Airbnb